Unio https://uniotraining.it Animal & Human Training Thu, 04 Feb 2021 17:55:37 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.23 https://uniotraining.it/wp-content/uploads/2020/05/cropped-UNIOnerotraspareza-32x32.png Unio https://uniotraining.it 32 32 Cultura Equestre: il branco https://uniotraining.it/cultura-equestre-il-branco/ https://uniotraining.it/cultura-equestre-il-branco/#comments Fri, 15 Jan 2021 16:32:35 +0000 https://uniotraining.it/?p=457 E’ importante conoscere la struttura sociale del cavallo perché questo può aiutarci anche in scuderia. Infatti, quando vogliamo lasciare in paddock i nostri animali è importante conoscere i caratteri e le loro affinità per non incorrere in eventuali problemi di relazione.   In natura è...

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E’ importante conoscere la struttura sociale del cavallo perché questo può aiutarci anche in scuderia. Infatti, quando vogliamo lasciare in paddock i nostri animali è importante conoscere i caratteri e le loro affinità per non incorrere in eventuali problemi di relazione.

 

In natura è difficile trovare individui solitari perché i cavalli tendono ad organizzarsi in gruppi e al loro interno possiamo studiare una gerarchia utile ad assicurare la stabilità del gruppo stesso. Ciascun membro appartiene,a sua volta, a un determinato rango, stabilito da quelle che possiamo definire “prove di forza” sia in forma attiva che passiva: in situazioni di confronto con altri simili, il cavallo assume atteggiamenti aggressivi o di sottomissione fino a stabilire il proprio ruolo. Creando un legame con individui di altri ranghi, il cavallo può aumentare il proprio grado sociale (possiamo prendere come esempio il puledro con la madre).

Ogni cavallo tende ad avere uno/due membri “preferiti” all’interno del branco con il quale/i quali passa più tempo, soprattutto per le attività di grooming. Questi legami nascono, solitamente, tra esemplari di solito rango e stessa età. Queste “amicizie” se sviluppate in età giovanile tendono a scomparire con il passare del tempo, mentre se costruite in età adulta possono durare tutta la vita, soprattutto tra i membri di genere femminile.
Nel branco il genere sessuale non ha importanza per stabilire il proprio rango sociale poiché maschi e femmine differiscono poco da dimensioni e strumenti di difesa contro le aggressioni (denti e posteriori).

Esistono due forme di gruppi: il branco natale o di origine e il branco di scapoli.

Il branco natale o familiare

Il branco familiare è un gruppo che presenta femmine, puledri e stalloni ( al massimo due ) che difendono il gruppo, il territorio e le femmine da altri stalloni che tentano di accoppiarsi con esse.

Cominciamo, allora, con lo sfatare il mito dello “stallone come capobranco”: molti studi hanno dimostrato che questo ruolo viene in realtà ricoperto principalmente da una femmina con molta esperienza, che ha il compito di guidare il branco e dirigere le attività al suo interno. Ma anche questo non è del tutto vero. Infatti, il ruolo di leader cambia in base alle situazioni e al contesto: lo stallone interviene in momenti di minaccia e la femmina si occupa degli spostamenti, ecc. . In poche parole, il gruppo segue il cavallo più adatto a ricoprire il ruolo di leader in quell’esatto momento.

Il branco familiare è quello in cui i puledri nascono e che lasciano, soprattutto nel caso di stalloni, al momento in cui raggiungono l’età adulta ( tra i due e i tre anni ). Le femmine più raramente lo abbandonano per cercarne un altro che diventerà la loro “famiglia” per il resto della vita.

Il branco degli scapoli

E’ formato da giovani maschi che hanno abbandonato il branco di origine a causa della possibile minaccia che potrebbero rappresentare per lo stallone dominante, che potrebbe cacciarli di sua volontà, oppure per mancanza di gioco. I giovani infatti sono attratti da questi gruppi per la possibilità di gioco e interazione sociale.

Il branco degli scapoli vive nelle vicinanze di uno o più branchi familiari in attesa di un possibile accoppiamento oppure della possibilità di sfidare lo stallone leader. Infatti le possibilità per gli scapoli di creare un branco sono: accoppiarsi con una femmina sottratta ad un altro gruppo o dispersa oppure usurpare il ruolo di leader per appropriarsi del suo branco. Per questi motivi, soprattutto nella stagione riproduttiva, la gerarchia di questi gruppi viene modificata continuamente. Questo periodo infatti è caratterizzato da scontri tra scapoli che possono durare anche mesi e concludersi con l’allontanamento di uno o più individui.
Questo branco di passaggio è un’esperienza di formazione fisica e psicologica importante per il cavallo prima della creazione di un proprio gruppo di appartenenza.

 

Per i cavalli scuderizzati è importante avere dei punti di riferimento. Il principale deve essere il proprietario che dovrà avere un comportamento tale da potersi definire leader. Il cavallo allora si sentirà parte di un gruppo e rispetterà il proprio ruolo.

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La lunga storia del Quarter Horse https://uniotraining.it/quarter-horse-razza-cavallo/ https://uniotraining.it/quarter-horse-razza-cavallo/#respond Fri, 15 Jan 2021 15:58:42 +0000 https://uniotraining.it/?p=1136 Le origini di questa razza risalgono ai tempi in cui i mustang vivevano allo stato brado nei territori americani. Ma cosa sono davvero i mustang? Torniamo indietro nel tempo. I mustang Possiamo dire, innanzitutto, che i mustang nascono con la scoperta dell’America nel 1492, quando...

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Le origini di questa razza risalgono ai tempi in cui i mustang vivevano allo stato brado nei territori americani. Ma cosa sono davvero i mustang? Torniamo indietro nel tempo.

I mustang

Possiamo dire, innanzitutto, che i mustang nascono con la scoperta dell’America nel 1492, quando i colonizzatori cominciarono a portare nel Nuovo Mondo la loro cultura, le tecniche, il bestiame e la loro arte equestre, che si era già sviluppata nel continente europeo e che in questi territori trovò un nuovo modo di ampliarsi e migliorarsi. Il cavallo ha giocato un ruolo fondamentale nella storia americana di quel periodo: era l’unico mezzo per spostarsi, per combattere, per gestire il bestiame e gli appezzamenti di terra.

Durante gli spostamenti dall’Europa all’America e le battaglie che si svolgevano in quel territorio tra i colonizzatori e gli indigeni, capitava spesso che molti cavalli riacquistassero la libertà e, favoriti dall’ambiente naturale e dalla presenza di ricche pianure e pascoli, dall’assenza di grandi predatori, cominciassero a riprodursi velocemente creando branchi sempre più numerosi che si spostavano sul territorio.

In questo modo nacquero i mustang (il cui nome in spagnolo significa “non domato”) e che sopravvivono ancora oggi principalmente nei territori del Nevada.

Come è nato il Quarter Horse

Quando gli indiani si trovarono davanti questo animale, a loro sconosciuto, intuirono subito il suo valore e la sua possibilità di utilizzo nella vita quotidiana. Impararono a catturarlo, domarlo e utilizzarlo per il trasporto e la caccia.

Dopo aver creato un rapporto di simbiosi con il cavallo, essi si resero conto di poter guidare l’accoppiamento per poter ottenere soggetti migliori in base al lavoro che dovevano svolgere.

Uno dei primi popoli indiani a selezionare il cavallo e a ottenere i migliori risultati fu il popolo dei Chicasaws che utilizzò a tale scopo i cavalli rubati agli spagnoli. Col tempo questo popolo cominciò anche a vendere i cavalli ai coloni per il lavoro nei campi e per la gestione delle mandrie. I cavalli ottenuti da questo popolo vennero identificati come “razza Chicasaw”.
I coloni ricercavano in questi cavalli qualità specifiche per la gestione del bestiame, quali un’indole calma, forza e velocità nei brevi scatti.

La civiltà europea anglosassone portò nel Nuovo Continente la passione per le corse con i cavalli. Essa si sviluppò a tal punto da essere coltivata anche all’interno delle città; infatti le competizioni di velocità, oltre che nelle radure, si svolgevano lungo le strade dei paesi. Le gare miravano a esibire la velocità dei cavalli sulle brevi distanze (400m= un quarto di miglio) e i migliori furono proprio i Chicasaw.

Intorno al 1700 i cavalli che partecipavano a queste competizioni vennero chiamati Quarter Race.
Nacque così il primo tentativo di creare un libro genealogico di questa razza, che però fallì.

Al fine di migliorare questa razza, che non aveva vere e proprie caratteristiche fisse, furono importati dall’Europa soggetti di razza Purosangue Inglese per conferire al Quarter una maggiore armonia delle forme e incrementare la potenza e la velocità.
Questo cavallo era diventato indispensabile per il lavoro nei Ranch a tal punto che i proprietari si incaricarono di portare avanti la sua selezione.

Nel 1940 il nome di questa razza divenne “Quarter Horse”.
Successivamente fu costituita l’American Quarter Horse Association (AQHA):  il primo libro genealogico, con lo scopo di registrare, raccogliere, preservare e pubblicare tutto quello che riguardava la storia, l’allevamento, la vendita, la pubblicità e il controllo di questa razza. Inizialmente venne deciso di ammettere al nuovo libro genealogico solo cavalli che possedevano le caratteristiche richieste e che fossero in grado di dimostrare una buona genealogia per almeno 3 o 4 generazioni. Per questo vennero iscritti solo 19 stalloni. Questa restrizione, però, permise di fissare le migliori caratteristiche di questa razza.

La morfologia

Sebbene le peculiarità di questa razza siano facilmente riconoscibili, l’AQHA non ha mai fissato degli standard troppo specifici. I Quarter Horse più riconoscibili sono quelli che partecipano alle gare di morfologia, dove si prediligono esemplari più massicci; nelle altre discipline si preferiscono, invece, cavalli più leggeri.

Il Quarter Horse è un cavallo mesomorfo, con un’altezza che varia dai 145 cm ai 160 cm, e un peso tra 400 e 550 kg. La testa è corta e larga, con un profilo rettilineo, che insieme al collo muscoloso ma leggero bilanciano perfettamente il peso del cavallo. La caratteristica principale è la muscolatura possente, messa in risalto dagli arti sottili ma resistenti e i piedi piccoli; ha una groppa lunga e inclinata che permette all’animale di mettere molta potenza negli arti posteriori. I colori dei mantelli riconosciuti dall’AQHA sono praticamente tutti, dal sauro, al baio, morello, grigio, ecc.

 

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Equitazione a rischio zero https://uniotraining.it/equitazione-covid/ https://uniotraining.it/equitazione-covid/#respond Tue, 03 Nov 2020 10:30:34 +0000 https://uniotraining.it/?p=1121 Equitazione, lo sport a rischio zero che fa bene al corpo e alla mente In questo periodo di instabilità ed incertezze, è importante cercare qualcosa che ci faccia dimenticare, anche solo per qualche ora, la terribile situazione che caratterizza il 2020. Negli ultimi anni gli...

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Equitazione, lo sport a rischio zero che fa bene al corpo e alla mente

In questo periodo di instabilità ed incertezze, è importante cercare qualcosa che ci faccia dimenticare, anche solo per qualche ora, la terribile situazione che caratterizza il 2020.
Negli ultimi anni gli sport preferiti dall’italiano medio non sono cambiati: calcio, tennis, basket, nuoto, danza e allenamenti in palestra rimangono quelli più praticati.
Purtroppo, a causa del virus Covid-19, quest’anno molti bambini, ragazzi ed adulti si sono ritrovati senza più luoghi di ritrovo, senza squadra, privati della possibilità di portare avanti le proprie passioni. Il Politecnico di Torino però, già nel mese di maggio, aveva parlato di 5 sport su 387 con fattore di rischio zero. Tra questi leggiamo con un po’ di orgoglio il nostro: equitazione.

L’equitazione è la sola disciplina che richiede agli allievi non soltanto la preparazione atletica ma anche la capacità di creare una relazione con un essere vivente. Oltre alla tecnica, alla destrezza e all’equilibrio infatti, si impara a sviluppare una capacità empatica: questo vuol dire imparare a comprendere, a mettersi nei panni degli altri che, in questo caso, sono rappresentati da un animale.
L’equitazione non è uno sport di squadra ma gli atleti sono comunque due: cavallo e cavaliere devono imparare a comprendersi, a leggersi e a lavorare ad unisono.

Uno sport individuale che stimola dinamiche di gruppo

E’ importante sottolineare però che non è del tutto corretto definire l’equitazione come uno sport totalmente individuale perché, sì, il cavaliere viene perlopiù valutato singolarmente, ma, all’interno della dinamica di scuderia, è impossibile non riscontrare un gruppo di appartenenza.  Le scuole di equitazione suddividono i corsi in base alle capacità e alla fascia d’età di ognuno per permettere la crescita personale e relazionale. Molto spesso le relazioni durature sono quelle caratterizzate da passioni comuni ed è per questo che, anche nell’equitazione, troviamo un team capace di supportare, incoraggiare, accompagnare e integrare chiunque si avvicini a questo mondo. I ragazzi si aiutano, si appoggiano, fanno il tifo dalle tribune gli uni per gli altri e crescono imparando il rispetto verso se stessi e le altre persone. I giovani si scontrano con i fallimenti, imparano a cadere e rialzarsi (in senso figurato e non), sono capaci di riconoscere l’arte della pazienza e della calma diventando adulti consapevoli delle proprie capacità, dei propri limiti e della propria forza.

Equitazione e distanziamento

Tornando per un attimo ai fattori di rischio, dobbiamo riflettere sul perché questo sport sia rientrato nei “fantastici 5”. L’equitazione a rischio zero non è esclusivamente quella adibita al trekking.
Se passassimo qualche momento ad osservare i centri ippici noteremmo sicuramente che le strutture adibite agli allenamenti (campi) sono sempre in numero superiore a 2 e che anche le arene definite “chiuse” sono in realtà molto areate e permettono un distanziamento minimo di ⅘ metri, come da regolamento federale precedente al Coronavirus. Gli spazi dedicati alla pulizia del cavallo, all’ insellaggio e alla cura dell’animale sono ovviamente ampi, areati e distanti tra loro.E’ importante inoltre ricordarsi che, come da DPCM, all’interno dei centri ippici è obbligatorio l’uso del disinfettante, è necessario tenere distanze di sicurezza ed è fondamentale il buonsenso.

Cosa aspettate? E’ il momento giusto per iniziare a prendere confidenza con questi fantastici animali!

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Paddock Paradise https://uniotraining.it/paddock-paradise/ https://uniotraining.it/paddock-paradise/#respond Fri, 29 May 2020 12:26:22 +0000 https://uniotraining.it/?p=458 La gestione del cavallo scuderizzato necessita di uno spazio più o meno grande, definito “paddock”, in cui il cavallo è libero di esprimere ogni tipo di comportamento, di socializzare e di rilassarsi. Intorno agli anni Ottanta, un maniscalco statunitense, Jaime Jackson, dopo aver ferrato alcuni...

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La gestione del cavallo scuderizzato necessita di uno spazio più o meno grande, definito “paddock”, in cui il cavallo è libero di esprimere ogni tipo di comportamento, di socializzare e di rilassarsi. Intorno agli anni Ottanta, un maniscalco statunitense, Jaime Jackson, dopo aver ferrato alcuni cavalli selvaggi del Great Basin, in Nevada, ebbe l’opportunità di constatare che la loro prestanza fisica e il loro stato di salute, soprattutto degli arti, superavano quelli dei cavalli scuderizzati. Per capirne il motivo, Jackson iniziò a studiare i movimenti e le abitudini dei cavalli selvaggi al fine di creare un’ imitazione del loro stile di vita per riadattarlo ai nostri cavalli. Da qui nasce l’idea del “Paddock Paradise”: uno spazio finalizzato al movimento del cavallo che ricordi il più possibile la vera natura comportamentale dell’animale.

 

Che cosa è davvero il Paddock Paradise?

E’ un insieme di spazi uniti tra loro da corridoi che obbligano il cavallo a muoversi per raggiungere i vari punti di interesse, quali cibo, acqua e altri cavalli. Questa sistemazione dei paddock, impone all’animale un maggiore movimento che lo rinforza a livello fisico agendo particolarmente sugli arti e prevendendo anche tutte quelle patologie comuni ai cavalli scuderizzati.

 

Cosa troviamo all’interno del Paddock Paradise?

Al suo interno sono presenti delle “stazioni” che rappresentano i punti di interesse principali del cavallo:

-le stazioni del cibo sono sicuramente le più importanti per i cavalli che vivono in paddock: vi si accede tramite corridoi e/o elementi da superare;  se ne possono trovare diverse in ogni Paddock Paradise al fine di evitare che gli animali entrino in competizione tra di loro;
-le stazioni dell’acqua sono un altro elemento fondamentale che però non possono essere posizionate in prossimità di altri punti di interesse, in modo tale che il cavallo sia più motivato a muoversi per raggiungere il suo obiettivo;
-i ricoveri e zone d’ombra sono ambienti dedicati al riposo, alla ricerca di un riparo dal sole e dalle intemperie; essi possono essere costituiti da piccole capanne, da teli ombreggianti o più semplicemente da alberi se sono presenti; possono essere adibiti ad un solo cavallo o a più cavalli per favorirne la socializzazione.

Se lo spazio lo consente è possibile aggiungere dei leccatoi comuni costituiti da più blocchi di sale e zone che presentano della sabbia in cui il cavallo ama rotolarsi.

 

A differenza dei classici paddock in cui è presente un solo tipo di terreno (erba, sabbia o terra battuta), nel Paddock Paradise deve esserci una diversificazione di terreni per favorire la propriocezione degli animali: è necessario quindi lavorare il suolo per inserire erba, sabbia, bacini d’acqua, sassi ecc, per abituare il cavallo a muoversi su diverse superficie. Questo aiuterà l’animale a fortificare gli arti ma soprattutto il piede. Può essere utile inserire ostacoli di varia natura quali tronchi, massi, strettoie, avvallamenti e colline, sempre con scopo propriocettivo e per abituare il cavallo ad elementi che potrebbero essere fonte di paure o disagi.

 

E’ importante dedicarsi alla cura del Paddock Paradise, come a ogni altro paddock, sia a livello di suolo che a livello di stazioni: deve essere regolarmente pulito dalle deiezioni; le stazioni del cibo devono essere continuamente rifornite di fieno o altra fibra lunga; l’acqua deve essere una costante; bisogna gestire eventuali problematiche di ristagno e fango soprattutto nel periodo invernale.

Quali sono i benefici del Paddock Paradise?

Un cavallo che impara a vivere nel Paddock Paradise diventa sicuramente più equilibrato soprattutto se abituato al branco; sarà un animale più attivo e più consapevole del proprio corpo, facilitando così il lavoro svolto da sella; i suoi atteggiamenti aggressivi nei confronti del cibo e dei simili diminueranno o addirittura scompariranno; i suoi arti trarranno beneficio dal movimento prevenendo così le problematiche più comuni soprattutto nei cavalli più anziani.
Inoltre il Paddock Paradise favorisce l’indurimento, l’ispessimento della muraglia e della suola dello zoccolo e rende la sua forma il più naturale possibile, permettendo, la maggior parte delle volte, di tenere i cavalli scalzi .

Il Paddock Paradise, però, non è adatto a tutte le tipologie di cavallo. Infatti, i cavalli con patologie più importanti agli arti, non sono in grado di muoversi liberamente in uno spazio così complesso. Per loro è consigliato un paddock semplice, con terreno adatto, in modo tale da avere comunque la possibilità di muoversi senza aggravare la situazione o provare dolore.

Negli Stati Uniti il Paddock Paradise è, per molti centri, una realtà già esistente e sfruttata, grazie soprattutto agli ampi spazi disponibili.
In Italia, purtroppo, sono pochi i luoghi in cui è possibile realizzare un vero e proprio Paddock Paradise a causa della mancanza di spazio necessario, ma l’idea sta avanzando e alcuni centri già utilizzano questo metodo innovativo per il benessere dei propri cavalli.
Anche se i paddock che abbiamo a disposizione non sono così ampi, possiamo sempre cercare di riprodurre le caratteristiche che contraddistinguono il Paddock Paradise, così da migliorare la salute psico-fisica dei nostri cavalli.

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Riavvicinarsi al cavallo dopo un lungo periodo https://uniotraining.it/riprendere-le-attivita-con-i-nostri-cavalli-come-ripartire-correttamente/ https://uniotraining.it/riprendere-le-attivita-con-i-nostri-cavalli-come-ripartire-correttamente/#comments Fri, 15 May 2020 09:06:25 +0000 https://uniotraining.it/?p=894 Dopo mesi di obbligata lontananza dai nostri cavalli, dal nostro sport, dalla nostra quotidianità in maneggio e dai nostri amici è finalmente arrivato il momento del ritorno in scuderia; ma non sarà tutto come prima… Prendendo coscienza di ciò, è importante capire come comportarsi, almeno...

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Dopo mesi di obbligata lontananza dai nostri cavalli, dal nostro sport, dalla nostra quotidianità in maneggio e dai nostri amici è finalmente arrivato il momento del ritorno in scuderia; ma non sarà tutto come prima…

Prendendo coscienza di ciò, è importante capire come comportarsi, almeno per un periodo, con l’ambiente, gli animali e le persone di cui abbiamo sentito tanto la mancanza.

Infatti, oltre alle normative del Governo che ci impongono guanti e mascherina, distanziamento sociale e numeri chiusi in campo, esistono comportamenti “non scritti” che aiutano a riacquisire il rapporto con il nostro cavallo, che comunque, ricordiamo, non è andato perso.

Molti in questo periodo si sono domandati : ”Ma il mio cavallo si ricorderà ancora di me?” La risposta è “sì”. Esistono molti studi etologici che ci dimostrano la capacità del cavallo di ricordarsi atteggiamenti e eventi sia negativi che positivi. In quanto preda, il cavallo è portato a ricordarsi molto facilmente ciò che lo spaventa e che può rappresentare un pericolo per la propria incolumità, ma allo stesso modo è in grado di ricordare oggetti, situazioni o persone/simili che sono stati in grado di offrirgli benessere fisico e psicologico e di conseguenza sarà predisposto a ricreare queste determinate situazioni.

Se per i nostri cavalli siamo sempre stati elementi positivi in grado di offrire benessere, sicurezza e svago saranno più che felici di vederci rientrare in scuderia!

Anche se il nostro cavallo è felice di rivederci non vuol dire che possiamo riprendere il lavoro con lui esattamente dal punto in cui lo abbiamo lasciato. Dobbiamo ricordarci che in questo sport gli atleti sono due, e, pertanto, devono essere entrambi allenati per poter svolgere l’attività al meglio.

In questo periodo alcuni cavalli sono stati lasciati al riposo in paddock o semplicemente non sono stati montati. La ripresa del lavoro dovrà essere, allora, graduale, per non creare stress o problemi fisici sia nel cavallo che nel cavaliere. Gli esperti ci consigliano, in questo caso, di iniziare con un lavoro alla corda via via più intenso per poi proseguire con sessioni brevi di lavoro a sella che permettono una ripresa dell’atleticità del cavallo.

Nel caso in cui, invece, il cavallo sia stato continuamente allenato da istruttori o tecnici, e quindi abbia mantenuto le sue capacità fisiche e atletiche, sarà compito del cavaliere concedersi un lasso di tempo per poter ripristinare la propria fisicità e la collaborazione cavallo-cavaliere. Da qui l’importanza di continuare ad allenarci anche a casa per una più veloce ripresa degli allenamenti.

 

Questa quarantena, che è sembrata infinita, ci ha aiutato a capire quanto effettivamente siano importanti i rapporti che tutti noi abbiamo con i nostri animali e con le persone che condividono con noi la stessa passione.

Molto spesso le persone dell’ambiente dicono che non riuscirebbero a immaginare una vita senza i cavalli, e stavolta, purtroppo, lo hanno dovuto sperimentare. Questa esperienza ha rafforzato, in tutti i cavalieri e gli amanti di questi animali, la consapevolezza che i cavalli non sono solo uno strumento, un mezzo per raggiungere i propri obiettivi, ma sono dei veri compagni di vita che ci aiutano a superare anche i momenti più difficili. Non è un caso che, insieme ai cani, i cavalli vengano consigliati a tutte quelle persone con difficoltà nelle relazioni, nella gestione delle emozioni e vengano utilizzati nell’ippoterapia.

Per questo motivo meritano di essere trattati al meglio con il dovuto rispetto.

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Cosa è il clicker training? https://uniotraining.it/cosa-e-il-clicker-training/ https://uniotraining.it/cosa-e-il-clicker-training/#respond Mon, 11 May 2020 16:25:42 +0000 https://uniotraining.it/?p=505 Clicker training è un termine per indicare un metodo di addestramento basato sulla teoria dei condizionamenti e quindi sul comportamentismo. Il clicker è un piccolo oggetto in grado di emettere un suono tipo “click-clack” (in genere è una scatoletta di plastica fornita di una linguetta...

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Clicker training è un termine per indicare un metodo di addestramento basato sulla teoria dei condizionamenti e quindi sul comportamentismo. Il clicker è un piccolo oggetto in grado di emettere un suono tipo “click-clack” (in genere è una scatoletta di plastica fornita di una linguetta metallica, pigiata la quale viene emesso il suono).

Le ricerche scientifiche hanno dimostrato che è più probabile che qualsiasi creatura (sia essa cane, gatto, delfino, pappagallo, pesce, cavallo, lama o persona) possa ripetere o apprendere azioni e comportamenti, se il risultato di queste è qualcosa di desiderato e voluto. Il clicker training è basato su questo principio: dare all’animale ciò che esso vuole in cambio di azioni e comportamenti desiderati dall’addestratore, sottolineati con precisione dal suono del clicker.

Chiamiamo questi obiettivi dell’animale “premi” e il processo di fornirli “rinforzo”. Il clicker training, quindi, è un addestramento basato sul rinforzo positivo, associato mediante stimolo condizionante, al suono del clicker. Nel clicker training si utilizza un segnale “ponte” per segnare in modo più preciso qual è il comportamento che ci fa fornire il “rinforzo”. Può essere un qualsiasi segnale, purché sia sempre uguale, udibile anche a distanza e sufficientemente breve e secco per essere preciso.

Il clicker è nato con l’addestramento dei delfini, è poi stato applicato all’addestramento dei cani e più recentemente dei cavalli, dei gatti, dei pappagalli, eccetera… Il vantaggio rispetto al semplice uso del premio sta nel fatto che, in questo caso, quando viene somministrato il premio (azione che in ogni caso richiede qualche secondo) l’animale potrebbe aver cambiato azione e potrebbe pertanto non capire per quale comportamento è stato assegnato il premio.

Ricevendo lo stimolo sonoro istantaneamente nel corso dell’azione l’animale non potrà confondersi. Il cliker training è un potente metodo di addestramento basato su precise teorie relative allo studio del comportamento animale. Grazie infatti al condizionamento operante è possibile utilizzare l’influenza di eventi esterni al soggetto per ottenere delle apprezzabili modifiche sui comportamenti dello stesso. Il caratteristico suono del clicker viene utilizzato per “fotografare” in maniera precisa e tempestiva il comportamento desiderato che si vuole andare a rinforzare. Prima di potere iniziare a modellare un qualsiasi comportamento è indispensabile fare associare all’animale  il suono del clicker con un evento positivo come un premio.

Il cavallo o il cane abituato ad apprendere tramite clicker training sarà un animale  sempre pronto a mettersi alla prova cercando in autonomia la soluzione al problema provando tutte le possibili soluzioni. Non è una bacchetta magica o un prodigio della tecnologia, ma semplicemente un linguaggio universale che può essere“parlato” da tutte le specie! Il clicker costituisce una semplice, chiara forma di comunicazione tra umani “verbalizzati” e animali “non verbalizzati”. Il suono del clicker significa la stessa cosa , sempre, per tutti.

“E’ possibile (nell’addestramento) ottenere risultati altamente efficaci e precisi utilizzando unicamente il rinforzo positivo”.

L’addestramento sulla base del rinforzo positivo può essere considerato una forma di comunicazione con le altre specie.

Se sei interessato a questi argomenti e vuoi approfondire contattaci  o visita la nostra pagina dedicata: https://uniotraining.it/clicker-training-firenze/

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L’AMORE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS https://uniotraining.it/lamore-ai-tempi-del-coronavirus/ https://uniotraining.it/lamore-ai-tempi-del-coronavirus/#respond Tue, 05 May 2020 07:27:44 +0000 https://uniotraining.it/?p=454 “Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni, sette...

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“Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni, sette mesi e quattro giorni notti sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi comprese?”

L’amore al tempo del colera
G.G. Marquez

Non sorprendetevi se faremo un salto senza paracadute, cercheremo di minimizzare i danni. Il nostro volo inizierà con il romanzo di Márquez e insieme faremo una trasposizione concettuale, spaziale e temporale all’interno del nostro sistema relazionale emotivo e affettivo con i nostri animali ai tempi del Coronavirus. L’amore ai tempi del colera, libro che si distacca dal resto della sua produzione letteraria, può essere definito un inno alla vita, all’amore romantico senza tempo, al coraggio dell’attesa e dell’attendere, alla forza di volontà nel superare prove e ostacoli senza perdere il desiderio di farcela e di raggiungere infine il sogno di una vita. Un amore che trova il suo scorrere in un paese dei Caraibi, zona endemica per il colera una malattia che si fa spazio nel racconto come una protagonista, sublimandosi nel binomio amore-malattia. Lo stesso Florentino afferma “che l’amore ha gli stessi sintomi del colera” quasi si diffondesse come una malattia contagiosa. Un’amore quindi da elevare come sentimento massimo nella sua purezza, da proteggere, custodire, per il quale combattere contro i limiti dell’essere umano, ma allo stesso tempo una malattia, uno stato patologico che può portare “a stati febbrili dell’animo”. Un libro che si presta alla lettura di giorni che come questi mettono in discussione le strutture sistematiche della nostra vita. Viviamo in un tempo sospeso dall’isolamento, ed è così che un racconto dell’ 85 diviene il nostro confidente e consigliere in giornate sempre più difficili e ci offre spunti per riflettere sulle qualità delle nostre relazioni affettive ed emotive. Ad oggi viviamo una vita dettata da nuovi codici comunicativi ed emotivi, manteniamo le distanze gli uni dagli altri, il cosiddetto “distanziamento sociale”, i protocolli igienico sanitari ci impongono l’uso di mascherine, di guanti, di evitare abbracci, baci, strette di mano, la condivisione di oggetti; il tutto chiedendo di mantenere i contatti con il mondo esterno esclusivamente per comprovate esigenze di natura specificata ( almeno fino all’autocertificazione N 5). Il virus ci impone le distanze, il distacco, e va in senso opposto rispetto alla nostra insita necessità in quanto esseri umani di stare in relazione con l’altro. Siamo esseri sociali e abbiamo una propensione più o meno marcata all’essere socievoli, ma oggi siamo costretti ad affrontare la nostra esigenza di protezione, rassicurazione, contatto, amore, scambio emotivo, comprensione, ascolto, con modalità diverse.

La domanda sorge quasi spontanea, se al momento attuale esiste un divario tra me e l’altro, chi è il soggetto a cui incanaliamo il nostro amore? Chi si trova nell’intercapedine che si crea tra me e l’altro? Ed è qui che ci lanciamo senza paracadute in quel complesso mondo emotivo, esperienziale che ci lega in maniera indissolubile e profonda ai nostri animali, cercando di capire quanto i nostri legami siano solidi e sani soprattutto ora che le regole del mondo sono mutate drasticamente, sconvolgendo le nostre abitudini, i nostri equilibri o disequilibri funzionali, le nostre consapevolezze, certezze, capacità risolutive e adattive. Un cambiamento che nella quotidianità artefatta dal virus ha portato a modificare i nostri usi e costumi, anche quelli del cuore. Tutto è cambiato tranne loro, “loro non contagiano”, loro rientrano nelle comprovate necessità che ci autorizzano ad uscire; loro sono il ponte tangibile fra un passato prossimo e un presente, presente che speriamo si trasformi presto in un “futuro passato”.
Loro possono essere abbracciati, coccolati, sbaciucchiati, tenuti sul letto e nel letto, sul divano, in bagno. Loro non ci contagiano, ma noi li possiamo contagiare con la nostra costante presenza volta alla ricerca di un qualsiasi contatto? La nostra eccessiva presenza e ricerca di contatto può trasformarsi in virus per loro? Esiste il rischio reale che la nostra relazione si sbilanci in richieste emotive eccessive o distorte? E’ assolutamente noto e comprovato da numerosi studi scientifici il grande potere curativo degli animali e la loro capacità naturale ad instaurare connessioni empatiche con i loro partner umani. Il contatto, è dimostrato, aumenta la produzione di ossitocina e l’abbassamento della pressione sanguigna, del cortisolo (ormone indice di stress) creando una serie di complesse cascate metaboliche con evidenti manifestazioni emotive. Lo stress, soprattutto in una condizione di cronicità, l’ansia, stati emotivi instabili, possono avere un transfert sui nostri animali; a tale proposito rimando alla lettura di un recente articolo pubblicato su Scientific Reports “Long-term stress levels are synchronized in dogs and their owners.” Sundman, A., Van Poucke, E., Svensson Holm, A. et al. Sci Rep 9, 7391 (2019) che evidenzia come una condizione emotiva di stress a lungo termine nel proprietario possa portare ad una sincronizzazione dei livelli di cortisolo nel cane.
Questo per soffermarci su quanto, ora più che mai, siamo chiamati a responsabilizzarci nei confronti del benessere non solo fisico ma emotivo dei nostri animali, a guardarli con occhi nuovi, rispettando la loro natura di specie diversa dalla nostra che porta con sé una grammatica comunicativa ed emotiva che si sviluppa su piani genetici, motivazionali, esperienziali differenti. Avviciniamoci nel rispetto della loro sensibilità, della loro soggettività, cercando di vivere la relazione non solo attraverso aspettative e richieste, ma cercando nell’altro la parte migliore di noi. L’amore non basta, ci vuole il rispetto,la conoscenza, la capacità di ascolto dell’altro e ascoltare non è un bisogno, anzi ascoltare prevede una rinuncia ad esprimersi, una rinuncia al controllo e prevede la capacità di lasciarsi guidare su un terreno sconosciuto, correndo il rischio di sentirci confusi, ma con la possibilità di entrare profondamente in contatto con l’altro. Viviamo questo tempo sospeso cercando di mantenere un setting emotivo emozionale equilibrato, cerchiamo di mantenere le sane abitudini, le routine, gli spazi individuali; incoraggiamo l’autonomia anche quella relazionale, la quarantena finirà e riprenderemo i nostri punti di riferimento. Facciamo in modo che anche i nostri animali li acquisiscono laddove carenti e li potenzino laddove presenti.

Amiamoci dunque, ma rispettiamo le distanze: il virus è insito nell’animo umano.

Fragorzi Benedetta Educatore Cinofilo Csen

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I CHAKRA NEGLI ANIMALI https://uniotraining.it/i-chakra-negli-animali/ https://uniotraining.it/i-chakra-negli-animali/#comments Sat, 01 Feb 2020 14:14:00 +0000 https://uniotraining.it/?p=491 Il sistema dei chakra  degli animali non è molto diverso dal nostro, ed anche la  loro funzione. Nei quadrupedi l ‘allineamento è  orizzontale . La differenza fondamentale con l ‘uomo è il modo in cui nutriamo i chakra , gli animali a differenza dell’ uomo...

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Il sistema dei chakra  degli animali non è molto diverso dal nostro, ed anche la  loro funzione. Nei quadrupedi l ‘allineamento è  orizzontale .

La differenza fondamentale con l ‘uomo è il modo in cui nutriamo i chakra , gli animali a differenza dell’ uomo sono incapaci di indossare maschere. Gli animali hanno un campo energetico più ampio del nostro,dovuto al loro naturale istinto di sopravvivenza, in modo  da riuscire ad assorbire più  informazioni sensoriali da tutto ciò che li circonda . Come noi ricevono e distribuiscono energia attraverso i chakra , ed essendo molto sensibili, sono suscettibili ai cambiamenti energetici e vibrazionali che avvengono intorno a loro.

I chakra primari sono 8 , 21 secondari e 6 distribuiti tra zampe e orecchie. Gli 8 primari svolgono tutti un ruolo importante, ma i primi 3 nell’ animale sono i più marcati. Gli animali se si sentono squilibrati energeticamente , per attivarli e riequilibrarli possono strofinare i loro corpi  su oggetti, alberi, e persone.

Qualsiasi cosa , o influsso  , provochi un blocco  o un interruzione del flusso energetico di uno o più chakra puo’ portare all’ insorgere di una malattia . La malattia viene prima percepita prima sui piani sottili poi sul piano fisico. Anche un animale , che avendo subito un trauma sul piano emotivo, fisico, o mentale, può non esser in grado di riparare autonomamente al suo squilibrio energetico, lasciando cosi’ spazio alla malattia.Possiamo però lavorare anche a scopo preventivo.  Per riportare il benessere e armonizzare si lavora su tutti i chakra iniziando dal chakra della radice.

IL chakra della Radice, è situato alla fine del midollo spinale , è associato alle ossa al sangue alle zampe, all’ intestino crasso, organi genitali maschili, all’ olfatto, e atutto cio’ che escee dal corpo. gh

iandola correlata ,surreni. E’ collegato all’ istinto di sopravvivenza al mantenimento della forza fisica,alla stabilità. La caratteristica dominante  è il “ diritto di esistere” , non scende a compromessi e per questo reagisce ad ogni pericolo percepito come tale.Il suo demone è la paura. Il suo colore  è rosso.

Il  secondo chakra  , sacrale, si trova sia sotto l ‘ addome che sopra il bacino.Sede del Ki( energia individuale).E’  collegato al sistema urinario , agli organi riproduttivi,colon, utero e ovaie, organi genitali femminili, vertebre lombari, fertilità. Ghiandola correlata gonadi.Energeticamente è legato alla sicurezza e al desiderio sessuale.Il cane e tutti gli animali , vivono di emozioni, e ne sono alla ricerca continuamente .Il corpo (legato al 1 chakra) nè è lo specchio, un animale non sà vivere un’ emozione rimanendo fermo, a meno che non sia costretto . Il suo demone è la colpa.Il suo colore è arancione.

Il terzo chakra è il chakra del plesso solare, è  situato sull’ addome e sulla schiena . Gestisce tutti gli organi legati alla digestione. La ghiandola correlata è il pancreas. Corrisponde al suo Ego, quindi il suo equilibrio è fondamentale per essere in armonia con se stessi e con il mondo ;la territorialità è la caratteristica di questo chakra, e contraddistingue il comportamento dell’ animale.

L’ identità che l’ animale ha di se stesso. L’ invasione del suo territorio può corrispondere ad un attacco al suo ego che può scatenare una forte emozione, e quindi una risposta istintiva. Il suo demone è la  vergogna.Il suo colore è il giallo.

Il quarto chakra  è quello del cuore, si trova nel centro del torace, ha un ruolo importante , qui si uniscono cielo e terra, materia e spirito. Gli organi correlati  sono i polmoni ,il  cuore, i Bronchi la trachea bassa , la pelle , le mani e il sistema immunitario. Ghiandola correlata il Timo.

E’ il chakra della compassione e dell’ amore, anche qui risiedono le emozioni, l’ equilibrio, la sensibilità , e la condivisione. Il suo demone è il dolore. Il suo colore è il verde.

Il quinto chakra  è situato all’ inizio della gola.Gli organi correlati sono le orecchie , i denti , la bocca in genere, vertebre cervicali, Udito.Ghiandola correlata,tiroide e paratiroidi. Questo sistema energetico  gestisce la comunicazione, la creatività, l’ espressione, ed è quindi collegato all’ espressione vocale dell’ animale, e quindi l’ abbaio, le fusa, l’ ululare, il grugnito. Il suo demone sono le bugie.Il suo colore è il turchese.

Il sesto chakra , è chiamato anche terzo occhio, è situato sopra il naso al centro degli occhi. La ghiandola correlata  è la Pineale. Gli organi correlati sono gli occhi, parte inferiore del cervello, naso. E’ collegato a tutti gli organi di senso, e al ritmo sonno/veglia.Rappresenta per gli animali la percezione dell’ ambiente esterno, e la sua trasmissione al cervello. E’ associato alla consapevolezza , e alle sensazioni. Il suo demone è l ‘ illusione. Il suo colore è il blu.

Il settimo chakra , o della corona, si trova al centro della testa, e gestisce il corpo e la mente. Gestisce e regola la ghiandola pineale, il sistema nervoso e il midollo spinale. E’ associato alla Pace, alla serenità, alla saggezza . Rappresenta il collegamento più alto tra la materia  con la forza superiore. Il suo demone è l’ attaccamentoIl suo colore è il viola.

L’ ottavo  o chakra brachiale,( aggiunto da Margrit Coates, guaritrice animale di fama mondiale)  è il chakra principale per ogni animale, si trova nella zona delle spalle, è il chakra che collega tutti gli altri, ed ha un ruolo estremamente importante nel legame tra animali e umani. gestisce il plesso brachiale , ai nervi della testa, del collo e del torace. Il suo colore è il nero, perchè  incorpora tutte le vibrazioni del sistema .

Gli altri chakra secondari, appaiono come anelli di luce, con vari colori mescolati. Quelli delle zampe collegano l’ animale all’ energia della terra, e quindi sono molto sensibili. Altri importanti sono sulla punta del naso, e sulla coda.

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Cosa è il mantrailing? https://uniotraining.it/cosa-e-il-mantrailing/ https://uniotraining.it/cosa-e-il-mantrailing/#respond Mon, 20 Jan 2020 13:48:30 +0000 https://uniotraining.it/?p=627 “Così ogni cosa ha la sua parte e di respiro e di odore” Arthur Schopenhauer Il mantrailing termine che deriva dall’inglese man, uomo ed il verbo to trail, seguire le tracce. Può essere tradotto  in italiano in ricerca su traccia di una persona. L’inizio di...

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“Così ogni cosa ha la sua parte e di respiro e di odore”

Arthur Schopenhauer

Il mantrailing termine che deriva dall’inglese man, uomo ed il verbo to trail, seguire le tracce. Può essere tradotto  in italiano in ricerca su traccia di una persona.

L’inizio di questa tecnica addestrativa è da collocarsi all’interno dell’attività investigativa di polizia americana nella ricerca di evasi  criminali e persone scomparse, con i famosi Bloodhound, razza ritenuta essere l’eccellenza in questa disciplina.

Ad oggi il suo utilizzo è sempre più diffuso anche in vari paesi Europei come supporto nelle operazioni di ricerca di dispersi ed esteso a cani appartenenti a razze diverse o meticci.

Il  mantrailing  è diventato altresì una disciplina sportiva da poter praticare insieme al proprio cane senza finalità operative nell’ambito del soccorso.

L’attività di mantrailing è una tecnica addestrativa che consiste nell’insegnare al cane a discriminare, in condizioni di contaminazioni ambientali e da parte di altre persone, uno specifico odore umano, la personale impronta olfattiva,(odore delle sostanze volatili che il corpo umano rilascia e non la traccia del suolo calpestato) a seguirlo fino ad identificarne la fonte e segnalarla.

Il cane da ricerca mantrailing segue esclusivamente le molecole disperse nell’ambiente della persona da cercare e non la traccia che questa lascia sul suolo calpestandolo.

La parte più complessa dell’addestramento consiste nell’insegnare al cane a effettuare il match to sample, ossia collegare l’odore presente sull’oggetto individuato come testimone d’odore , alla traccia presente nell’ambiente, tenendo conto che l’odore da ricercare non rientra fra quelli con un forte impatto emotivo; cercare un estraneo non ha lo stesso valore che cercare un componente del branco familiare.

Nel mantrailing non si insegna al cane ad usare il naso, attività che il cane sà svolgere autonomamente  con assoluta  competenza in base alla propria natura morfo funzionale  di razza, ma piuttosto si orienta l’addestramento con l’obiettivo di rinforzare il cane nel perfezionamento della tecnica di ricerca della traccia.

Con il mantrailing entriamo nel meraviglioso e affascinante mondo dell’olfatto canino, campo della cinologia pieno di spunti di ricerca per le scienze comportamentali e le neuroscienze nonché ricco di connessioni interdisciplinari.

Il mantrailing si è dimostrato oltre ad un’attività sinergica tra proprietario e cane volta a consolidare il legame relazionale, un’ottimo strumento in campo di riabilitazione comportamentale e in tutti i casi in cui si sia  richiesto l’inserimento di un’ attività di apertura per facilitare la risoluzione di disagi  verso contesti ambientali e umani.

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