Equitazione a rischio zero

Equitazione a rischio zero

Equitazione, lo sport a rischio zero che fa bene al corpo e alla mente

In questo periodo di instabilità ed incertezze, è importante cercare qualcosa che ci faccia dimenticare, anche solo per qualche ora, la terribile situazione che caratterizza il 2020.
Negli ultimi anni gli sport preferiti dall’italiano medio non sono cambiati: calcio, tennis, basket, nuoto, danza e allenamenti in palestra rimangono quelli più praticati.
Purtroppo, a causa del virus Covid-19, quest’anno molti bambini, ragazzi ed adulti si sono ritrovati senza più luoghi di ritrovo, senza squadra, privati della possibilità di portare avanti le proprie passioni. Il Politecnico di Torino però, già nel mese di maggio, aveva parlato di 5 sport su 387 con fattore di rischio zero. Tra questi leggiamo con un po’ di orgoglio il nostro: equitazione.

L’equitazione è la sola disciplina che richiede agli allievi non soltanto la preparazione atletica ma anche la capacità di creare una relazione con un essere vivente. Oltre alla tecnica, alla destrezza e all’equilibrio infatti, si impara a sviluppare una capacità empatica: questo vuol dire imparare a comprendere, a mettersi nei panni degli altri che, in questo caso, sono rappresentati da un animale.
L’equitazione non è uno sport di squadra ma gli atleti sono comunque due: cavallo e cavaliere devono imparare a comprendersi, a leggersi e a lavorare ad unisono.

Uno sport individuale che stimola dinamiche di gruppo

E’ importante sottolineare però che non è del tutto corretto definire l’equitazione come uno sport totalmente individuale perché, sì, il cavaliere viene perlopiù valutato singolarmente, ma, all’interno della dinamica di scuderia, è impossibile non riscontrare un gruppo di appartenenza.  Le scuole di equitazione suddividono i corsi in base alle capacità e alla fascia d’età di ognuno per permettere la crescita personale e relazionale. Molto spesso le relazioni durature sono quelle caratterizzate da passioni comuni ed è per questo che, anche nell’equitazione, troviamo un team capace di supportare, incoraggiare, accompagnare e integrare chiunque si avvicini a questo mondo. I ragazzi si aiutano, si appoggiano, fanno il tifo dalle tribune gli uni per gli altri e crescono imparando il rispetto verso se stessi e le altre persone. I giovani si scontrano con i fallimenti, imparano a cadere e rialzarsi (in senso figurato e non), sono capaci di riconoscere l’arte della pazienza e della calma diventando adulti consapevoli delle proprie capacità, dei propri limiti e della propria forza.

Equitazione e distanziamento

Tornando per un attimo ai fattori di rischio, dobbiamo riflettere sul perché questo sport sia rientrato nei “fantastici 5”. L’equitazione a rischio zero non è esclusivamente quella adibita al trekking.
Se passassimo qualche momento ad osservare i centri ippici noteremmo sicuramente che le strutture adibite agli allenamenti (campi) sono sempre in numero superiore a 2 e che anche le arene definite “chiuse” sono in realtà molto areate e permettono un distanziamento minimo di ⅘ metri, come da regolamento federale precedente al Coronavirus. Gli spazi dedicati alla pulizia del cavallo, all’ insellaggio e alla cura dell’animale sono ovviamente ampi, areati e distanti tra loro.E’ importante inoltre ricordarsi che, come da DPCM, all’interno dei centri ippici è obbligatorio l’uso del disinfettante, è necessario tenere distanze di sicurezza ed è fondamentale il buonsenso.

Cosa aspettate? E’ il momento giusto per iniziare a prendere confidenza con questi fantastici animali!