L’AMORE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

L’AMORE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

“Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantatré anni, sette mesi e quattro giorni notti sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi comprese?”

L’amore al tempo del colera
G.G. Marquez

Non sorprendetevi se faremo un salto senza paracadute, cercheremo di minimizzare i danni. Il nostro volo inizierà con il romanzo di Márquez e insieme faremo una trasposizione concettuale, spaziale e temporale all’interno del nostro sistema relazionale emotivo e affettivo con i nostri animali ai tempi del Coronavirus. L’amore ai tempi del colera, libro che si distacca dal resto della sua produzione letteraria, può essere definito un inno alla vita, all’amore romantico senza tempo, al coraggio dell’attesa e dell’attendere, alla forza di volontà nel superare prove e ostacoli senza perdere il desiderio di farcela e di raggiungere infine il sogno di una vita. Un amore che trova il suo scorrere in un paese dei Caraibi, zona endemica per il colera una malattia che si fa spazio nel racconto come una protagonista, sublimandosi nel binomio amore-malattia. Lo stesso Florentino afferma “che l’amore ha gli stessi sintomi del colera” quasi si diffondesse come una malattia contagiosa. Un’amore quindi da elevare come sentimento massimo nella sua purezza, da proteggere, custodire, per il quale combattere contro i limiti dell’essere umano, ma allo stesso tempo una malattia, uno stato patologico che può portare “a stati febbrili dell’animo”. Un libro che si presta alla lettura di giorni che come questi mettono in discussione le strutture sistematiche della nostra vita. Viviamo in un tempo sospeso dall’isolamento, ed è così che un racconto dell’ 85 diviene il nostro confidente e consigliere in giornate sempre più difficili e ci offre spunti per riflettere sulle qualità delle nostre relazioni affettive ed emotive. Ad oggi viviamo una vita dettata da nuovi codici comunicativi ed emotivi, manteniamo le distanze gli uni dagli altri, il cosiddetto “distanziamento sociale”, i protocolli igienico sanitari ci impongono l’uso di mascherine, di guanti, di evitare abbracci, baci, strette di mano, la condivisione di oggetti; il tutto chiedendo di mantenere i contatti con il mondo esterno esclusivamente per comprovate esigenze di natura specificata ( almeno fino all’autocertificazione N 5). Il virus ci impone le distanze, il distacco, e va in senso opposto rispetto alla nostra insita necessità in quanto esseri umani di stare in relazione con l’altro. Siamo esseri sociali e abbiamo una propensione più o meno marcata all’essere socievoli, ma oggi siamo costretti ad affrontare la nostra esigenza di protezione, rassicurazione, contatto, amore, scambio emotivo, comprensione, ascolto, con modalità diverse.

La domanda sorge quasi spontanea, se al momento attuale esiste un divario tra me e l’altro, chi è il soggetto a cui incanaliamo il nostro amore? Chi si trova nell’intercapedine che si crea tra me e l’altro? Ed è qui che ci lanciamo senza paracadute in quel complesso mondo emotivo, esperienziale che ci lega in maniera indissolubile e profonda ai nostri animali, cercando di capire quanto i nostri legami siano solidi e sani soprattutto ora che le regole del mondo sono mutate drasticamente, sconvolgendo le nostre abitudini, i nostri equilibri o disequilibri funzionali, le nostre consapevolezze, certezze, capacità risolutive e adattive. Un cambiamento che nella quotidianità artefatta dal virus ha portato a modificare i nostri usi e costumi, anche quelli del cuore. Tutto è cambiato tranne loro, “loro non contagiano”, loro rientrano nelle comprovate necessità che ci autorizzano ad uscire; loro sono il ponte tangibile fra un passato prossimo e un presente, presente che speriamo si trasformi presto in un “futuro passato”.
Loro possono essere abbracciati, coccolati, sbaciucchiati, tenuti sul letto e nel letto, sul divano, in bagno. Loro non ci contagiano, ma noi li possiamo contagiare con la nostra costante presenza volta alla ricerca di un qualsiasi contatto? La nostra eccessiva presenza e ricerca di contatto può trasformarsi in virus per loro? Esiste il rischio reale che la nostra relazione si sbilanci in richieste emotive eccessive o distorte? E’ assolutamente noto e comprovato da numerosi studi scientifici il grande potere curativo degli animali e la loro capacità naturale ad instaurare connessioni empatiche con i loro partner umani. Il contatto, è dimostrato, aumenta la produzione di ossitocina e l’abbassamento della pressione sanguigna, del cortisolo (ormone indice di stress) creando una serie di complesse cascate metaboliche con evidenti manifestazioni emotive. Lo stress, soprattutto in una condizione di cronicità, l’ansia, stati emotivi instabili, possono avere un transfert sui nostri animali; a tale proposito rimando alla lettura di un recente articolo pubblicato su Scientific Reports “Long-term stress levels are synchronized in dogs and their owners.” Sundman, A., Van Poucke, E., Svensson Holm, A. et al. Sci Rep 9, 7391 (2019) che evidenzia come una condizione emotiva di stress a lungo termine nel proprietario possa portare ad una sincronizzazione dei livelli di cortisolo nel cane.
Questo per soffermarci su quanto, ora più che mai, siamo chiamati a responsabilizzarci nei confronti del benessere non solo fisico ma emotivo dei nostri animali, a guardarli con occhi nuovi, rispettando la loro natura di specie diversa dalla nostra che porta con sé una grammatica comunicativa ed emotiva che si sviluppa su piani genetici, motivazionali, esperienziali differenti. Avviciniamoci nel rispetto della loro sensibilità, della loro soggettività, cercando di vivere la relazione non solo attraverso aspettative e richieste, ma cercando nell’altro la parte migliore di noi. L’amore non basta, ci vuole il rispetto,la conoscenza, la capacità di ascolto dell’altro e ascoltare non è un bisogno, anzi ascoltare prevede una rinuncia ad esprimersi, una rinuncia al controllo e prevede la capacità di lasciarsi guidare su un terreno sconosciuto, correndo il rischio di sentirci confusi, ma con la possibilità di entrare profondamente in contatto con l’altro. Viviamo questo tempo sospeso cercando di mantenere un setting emotivo emozionale equilibrato, cerchiamo di mantenere le sane abitudini, le routine, gli spazi individuali; incoraggiamo l’autonomia anche quella relazionale, la quarantena finirà e riprenderemo i nostri punti di riferimento. Facciamo in modo che anche i nostri animali li acquisiscono laddove carenti e li potenzino laddove presenti.

Amiamoci dunque, ma rispettiamo le distanze: il virus è insito nell’animo umano.

Fragorzi Benedetta Educatore Cinofilo Csen